
Su palafitte di gelso
sopravvivono i miei sogni bacati...
Ostinati ed offesi,
tessono autarchiche ragnatele di seta trasparente,
stringono al cappio ogni parola udita,
affabulata e smentita.
Poi richiudono il cerchio,
celando in fondo il bandolo della matassa.
L'uomo di San Lorenzo è già altrove,
con le mie stelle cadute ed i suoi baci di Giuda.
Gli amori non sono mai facili,
intricati dedali spesso senza via d'uscita.
Chi ne entra e ne esce nella brevità d'una estate,
calza sandali da spiaggia d'una effimera vacanza.
A lui non porgerò l'altra guancia,
perché neppure io sono una Santa.
2 commenti:
Wooow che bella... ma l'hai scritta tu? E' stupenda... mi ha colpita molto! Che assurda verità!
Poesia molto triste, anche se ha un suono piacevole...
Posta un commento